IL COMPLESSO MINERARIO DI VAL TOPPA
Il bacino della Val Toppa o valle del torrente Marmazza, con i suoi due maggiori affluenti, i rii Viezza e Scarpia, ha origine dal Pizzo l'Ottone da una parte e dall'altra dal costone terminale della cima Stringhet. La valle è corta e ad elevata pendenza per cui l'acqua del torrente , quando è in piena ,sfocia a valle a gran velocità trascinando notevoli quantità di materiale eroso dall'alveo molto incassato, con conseguenze, a volte disastrose. Al piano la velocità delle acque diminuisce; il materiale trascinato si deposita ed ostruisce il letto del torrente generando esondazioni di fango e ramaglie.
E' nota l'eccezionale e storica alluvione del torrente Marmazza avvenuta tra il 1250 e il 1251 che, uscito dagli argini irruppe nell'importante Borgo di Vergonte, riducendolo ad un cumulo di rovine.
Anche il torrente Anza straripò nel 1328 depositando molto materiale nella piana di Vergonte costringendo il Marmazza , che sfociava direttamente nel fiume Toce, a cercasi una nuova via per defluire nel fiume molto più a valle verso gli abitati di loro a di Rumianca.
Nel 1850 i due comuni di Rumianca e di Fomarco, sempre minacciati dalle piene del Marmazza, si unirono in consorzio e con l'intervento finanziario del governo e della provincia di Novara , ottennero un prestito di lire 20.000 dalla Cassa Depositi e Prestiti e nel 1860 poterono finalmente costruire i due argini dette le "le roste" a difesa dell' abitato di Pieve e delle terre di Fomarco basso costituite dagli abitati de La Villa e Il Piano.
Le piene, in dialetto "le buzze" del Marmazza raschiando il fondo del letto, non di rado , mettevano in evidenza affioramenti di quarzo e minerale aurifero che gli esperti erano in grado di individuare e poi sfruttare.
La valle Toppa, mentre nella parte bassa ha creato distruzione e desolazione , nella parte alta, oltre quota 400, da tempo immemorabile, ha creato ricchezza con la scoperta e lo sfruttamento di molti giacimenti auriferi.
Non è questa la sede per tracciare la storia delle coltivazioni minerarie effettuate nei secoli scorsi in Val Toppa; ricerche storiche ed approfondimenti che validi e qualificati esperti hanno gia ampiamente trattato.
Le notifiche più recenti circa il ritrovamento dell'oro datano dal xix° e xx° secolo ad opera di ricercatori del posto. Intere famiglie, i Cicoletti, i Croppi, i Protasi , i Betteo, i Bassi, i Bogo, i Giovanola, ecc. ecc. con punta e mazzetta seguono le tracce di giacimenti di quarzo contenenti oro nativo affiorante, scavano gallerie e lavorano il minerale direttamente sul posto con i molinetti "arastras" o piemontesi azionati ad acqua e l'oro è estratto con amalgamazione di mercurio.
Nel 1858 un certo dottor Eugenio Franchfort comincia ad interessarsi delle miniere ossolane per conto di una di una società inglese. Egli per conto di una società inglese.Egli per un certo tempo è ospite a Vogogna della famiglia Braghi Losetti Mandelli, e in poco tempo acquista per conto della The Pestarena Gold Mining Co. Ltd. con sede a Londra le miniere di Pestarena, poi quelle Dei Cani a Vanzone in Valle Anzasca ed infine le miniere di Val Toppa.
La The Pestarena lavora i giacimenti della valle del Marmazza dal 1860 al 1894. Scava chilometri di gallerie con l'impiego di nuove tecniche "industriali" , lavora le concessioni di Fontane a "Tagliata 2" ed ha la fortuna di incontrare alcune grosse mineralizzazione che sfrutta; la Massa Roberts, il filone Marmo Rosso e poi il filone Picciocca. Secondo la nota lasciate dal ragioniere Silvio Gallotti, esperto mineralogo, marito della signora Clelia Cicoletti di facoltosa famiglia pievese che possedeva le concessioni "Tagliata", la The Pestarena avrebbe estratto dalla Val Toppa 100.000 tonnellate di minerale con un tenore medio di 25 grammi/tonnellata d'oro puro (2.500 chilogrammi d'oro).
Il minerale proveniente dalle gallerie è selezionato sul posto da abili maestri, in genere donne, che sono in grado di riconoscere a vista il materiale contenente oro e che è avviato alle successive lavorazioni, scartando il minerale sterile.
La The Pestarena edificò allo sbocco dell'Anza in sponda destra, in territorio di Fomarco, un grandioso stabilimento dotato di turbine idrauliche, progettate dallo stesso Francfort e azionate dall'acqua derivata dal torrente Anza . I ruderi dell'opificio sono ancora discretamente conservati e visibili.
Il minerale estratto in val Toppa giunge allo stabilimento per la lavorazione in due modi; dalle miniere posta fino quota metri 800, confezionato in sacconi di pelle, caricato sullo slittone detto "la strusa" munito di pattini d'acciaio, trascinato da uomini lungo la via della strusa fino all'imboccatura superiore del "pozzo".
Rileviamo testualmente dall'atto di acquisto della miniera: "Zona di terreno di metri 2000 per 3 formante la strada , gravata di servitù a favore pubblico, in località Funtan di Rumianca, detta anche strada della strusa dalla miniera fino al pozzo di scarico del minerale".
La società inglese ha fatto scavare il pozzo verticale, e alla base un terrapieno con muro di contenimento ed una strada carreggiabile a tornanti che dalla località La Villa sale al piazzale degli inglesi dove il minerale estratto dal pozzo è caricato su carri trainati da quadrupedi per essere trasportato allo stabilimento Anza e lavorato al termine dell'avventuroso viaggio.
Per realizzare il terrapieno chiamato poi comunemente "piazza degli inglesi", la società The Pestarena con atto 22.8.1882 notaio Galli di Pallanza, acquista dal comune di Rumianca l'appezzamento di terreno alla base del pozzo.
Dalle miniere poste oltre quota 900/1200 metri, il minerale estratto è trasferito mediante un grosso cordone di ferro teso (palorcio) il quale, partendo dalle cave, sorvola con rapida discesa la valle. I sacchi, pieni di minerale estratto dalla miniera, affidati alla corda metallica per mezzo di un gancio scorrevole, si lasciano andare giù sdrucciolando, per molte centinaia di metri, dove sono raccolti dagli operai incaricati di portarli all'officina dell'Anza, con notevole risparmio di tempo e di fatica per il trasporto.
"Ed è un vero spettacolo assistere al passaggio di quei sacchi che si odono venire da lontano, cigolando e sibilando, poi si vedono passare, con più forte cigolio nell'aria sulle teste de' viandanti, su e giù a dire dello Stoppani, come il fulmine che atterra la corona del Nabucco di Verdi, o meglio colla rapidità di un bolide."
Nel 1894 la concessione Val Toppa è ceduta dalla The Pestarena ai fratelli Ceretti di Villadossola ; in seguito nelle miniere vi lavorano privatamente ex minatori di Rumianca e di Fomarco ripristinando decine di piccoli molinetti "arastras" capaci di macinare 40/50 chilogrammi di minerale il giorno per via umida seguita da amalgamazione.
La concessione Cropino, situata in comune di Fomarco fu lavorata da gente del posto, che nel 1895 la cedette alla società francese "Mines de Cropino" . Il minerale estratto è inviato per la lavorazione allo stabilimento che la stessa società ha costruito allo sbocco del Marmazza in sponda sinistra dove sono ancora visibili i ruderi. Il minerale già parzialmente selezionato scende da Cropino a Fontane con teleferica a fiume tesa e carrello frenato, poi con la strusa raggiunge il pozzo degli inglesi e dalla base del pozzo passa direttamente nello stabilimento.
Presso l'opificio la società francese dispone d'energia elettrica prodotta da due generatori azionati da turbine idrauliche con condotta forzata in tubo di ferro del diametro di centimetri 30. Una condotta deriva l'acqua dal Marmazza e forma una caduta di circa 180 metri mentre l'altra preleva l'acqua dal rio Viezza alla confluenza col Marmazza e genera una caduta di circa 200 metri.
Presso le miniere la società Mines de Cropino fa edificare un fabbricato a due piani fuori terra per ospitare i minatori e tutti i servizi logistici. Attualmente del fabbricato rimangono ancora i resti dei muri perimetrali. Inoltre per raggiungere agevolmente la zona di Cropino fa tracciare un sentiero che partendo da Fomarco alto passa sotto gli alpeggi di Pozzuolo e di Viezza, attraversa il rio omonimo e giunge alla miniera.
Il minerale, presso l'opificio è macinato con un frantoio a concasso e poi raffinato con mulino a palle Krupp e infine amalgamato ad umido nel mulino Huntington, seguito da placche di rame amalgamate. Dalle note lasciate dal ragioniere Silvio Gallotti la società concessionaria avrebbe trattato nello stabilimento di Pieve 10.000 tonnellate di minerale.
Testimonianze importanti della attività mineraria e delle varie ditte che hanno lavorato le concessioni Val Toppa e Cropino rimangono, le numerose gallerie; si calcola che lo sviluppo complessivo sia di11/12.00 metri. La strada carreggiabile a tornanti che sale da la Villa e che attraverso Il Piano e la Frera metteva in collegamento lo stabilimento sull'Anza con la piazza degli inglesi ancora discretamente conservata. Il pozzo i ruderi dello stabilimento ed i piastrini di sostegno delle due condotte forzate, sui quali è visibile la sagomatura delle selle di cemento di appoggio dei tubi, il sentiero poc'anzi citato ed i resti del fabbricato presso la cava.
Nel 1901 termina l'attività della "Mines de Cropino" la miniera passa in proprietà ai Fratelli Ceretti di Villadossola.
Le ditte Pietro Diana prima (1915/16) ed Edoardo Ghivarelli dopo (1940/1944) , estrassero quarzo per fonderia per conto dei Ceretti . Per il trasporto al piano del minerale fu installata una teleferica due funi portanti e corda traente a movimento continuo e con autocarri avviato alle fonderie di Villadossola.
Per attuare il programma "autarchia" la Rumianca acquista nel 1935 dalla Ceretti le concessioni Val Toppa e Cropino. Le miniere risultano abbandonate da 35/40 anni. Per renderle economicamente produttive avvia il programma di ristrutturazione che richiede un notevole investimento. All'ingegnere Marcello Bologna di Domodossola è conferito l'incarico di redigere il progetto che comprende la ricostituzione della base mineraria all'alpe Fontane con fabbricati nuovi o ristrutturati, i basamenti per i compressori, le vie di scorrimento della ferrovia decauville per il trasporto del minerale e la via di accesso alle varie gallerie. Una teleferica a movimento continuo con due funi portanti e fune traente, tramoggette in ferro a due ruote di scorrimento sulla fune e con scarico a gravità, completa di moto-riduttore elettrico d'emergenza ed il dispositivo frenante meccanico. La stazione di partenza è posizionata di fronte alla casa di miniera dove giungono i vagoncini carichi di minerale, sono agganciate alla teleferica per scendere al piano. Sono inoltre previsti cavalletti intermedi di sostegno per le funi potanti, e d'appoggio per la traente; la stazione d'arrivo è prevista in stabilimento in apposito fabbricato con tramoggia per lo svuotamento dei carrelli. La teleferica ha una lunghezza di metri 2.350 circa. La costruzione è affidata all'impresa Margotti Ambrogio & C. di Domodossola.
La progettata teleferica parte da Fontane, transita alle località Testa, Cataletti, Vandonè, (Mandunich), contrada Casella, Carrai e arriva in stabilimento presso il reparto Minerali in costruzione.
Il progetto arriva a conoscenza degli abitanti delle contrade Casella e Carrai i quali protestavano vivamente perchè il transito delle funi e dei vagoncini sopra le loro case rappresenta un potenziale e serio pericolo. Con i buoni uffici del podestà. Antonio Soi, la Rumianca accetta di rivedere il tracciato della teleferica che è spostato parallelo alla valle del Marmazza con stazione d'arrivo installata a circa 200 metri a monte della strada comunale Pieve - Piedimulera al lato sinistro del greto del torrente. La teleferica cosi costruita ha la lunghezza complessiva di circa metri 1500 circa.Dalla stazione d'arrivo il minerale è trasferito in stabilimento con autocarri.
All'alpe Fontane si costruisce la casa della miniera (la ca' bianca) ampliando il casotto costruito dagli inglesi e ridotto in pessime condizioni e che era utilizzato per il ricovero degli attrezzi e dei minatori (cosi si legge sull'atto d'acquisto).
Il nuovo fabbricato ospita l'ufficio per il direttore della miniera. Un locale refettorio con cucina, un vano per deposito degli attrezzi e per manutenzione, i servizi igienici e al primo piano, a cui si accede con una scala esterna, il dormitorio per i minatori.
L'energia elettrica proviene dallo stabilimento con una linea a tre conduttori di rame alla tensione di 3000 V. 42 periodi su palificazione di legno. In miniera, con un trasformatore trifase da 500 k.w, l'energia elettrica è trasformata e distribuita alla varie utenze a 260 V 3 fasi e a 160 V monofase per l'illuminazione.
La miniera è collegata con gli uffici dello stabilimento con telefono a batteria locale tipo perego, in seguito anche l'operatore alla stazione d'arrivo della teleferica sarà collegato telefonicamente con la miniera e lo stabilimento.
L'organico della miniera è di 120 operai. Si lavora in due turni giornalieri. Il capo dei minatori è Antonio Giovanola e il vice Attilio Fal. Il direttore è l'ingegner Giustino Bechi Gabrielli il quale sarà sostituito nell'incarico, nel 1939, dall'ingegner Guido Garzena, con i collaboratori i geometri Masseroli e Zola. L'aria compressa per l'escavazione meccanica è fornita di tre elettro-compressori. Dalle gallerie il minerale è trasportato all'esterno con i vagoncini "decauville".
La miniera Val toppa entra in attività nella primavera del 1937. Prima di essere caricato sulla teleferica il minerale è lavato e selezionato scartando i blocchi privi di pirite perché la Rumianca ha necessità di produrre anidride arseniosa per la preparazione dell'acido arsenico e anidride solforosa per la produzione dell'acido solforico ottenendo l'oro eventuale come sottoprodotto. Addette alla cernita e al lavaggio del minerale vogliamo ricordare, tra tutte le done che prestarono la loro opera, Delfina Rovaletti, le sorelle Maria e Antonietta Giovanola e Nina Giovanola.
Fuori della zona mineraria, a quota circa 450 metri, si costruisce la polveriera per l ricovero degli esplosivi, i detonatori, le micce e i materiali infiammabili. E'un piccolo fabbricato in cemento armato con porta metallica lontano da altri fabbricati e dai sentieri di transito, dotato di gabbia antifulmine Faraday e zona di sicurezza antincendio con recinzione.
A circa 150 metri dalla polveriera, c'è il vecchio fabbricato "cà strusit" dove alloggia il custode della polveriera Romeo Zamponi sostituito poi da Rocco Panighetti.
Le casse del peso di chilogrammi 25 cadauna, contenenti gli esplosivi giungono in stazione a Pieve su carri ferroviari e sono trasportate alla polveriera a spalla con l'uso della "caula" da squadre di donne del paese. Vogliamo ricordarne alcune che svolsero il faticoso trasporto: Ragozza Teresa Giovanola, Zamponi Margherita, Pironi Nina Ida Ghivarelli e Bianca Boggio e altre. Con le donne collaborano alcuni uomini accollandosi a spalla due casse per viaggio.
Nel procedere con le escavazioni nelle gallerie di Fontane, di Tagliata 1,2 e3 e in seguito anche di ora superiore e inferiore si lavorano i filoni o colonne ricchi di pirite, arsenopirite, calcopirite,
galena e blenda. Purtroppo non c'è consentito di conoscere quanto minerale fu estratto perché i rapporti di produzione che erano compilati mensilmente, in parte sono andati distrutti e alcuni sono custoditi nell'archivio della soc. Rumianca in liquidazione che si trova a Milano e potranno essere consultati solo dopo alcuni anni dall'avvenuta liquidazione.
Dall' ottobre 1944 al maggio 1945 l' attività della miniera fu sospesa per ordine della Direzione a causa degli eventi bellici. Sulle montagne ossolane era in atto il movimento partigiano in lotta per la liberazione dell'Italia dai nazifascisti, i quali avrebbero potuto fare azioni di rappresaglia sui minatori in montagna ritenendoli appartenenti o collaboratori delle formazioni partigiane.
Alcuni operai della miniera, anche se in possesso d'esonero, si unirono ai partigiani fino a liberazione avvenuta.
Nel 1947 l'attività della miniera, già alquanto ridotta, è definitivamente sospesa. Quasi tutti i minatori sono trasferiti presso lo stabilimento dove sono addetti al reparto prodotti agricoli. Tutto il materiale della miniera è smontato e recuperato e da ultimo si smantella anche la teleferica. Allo smaltimento della linea elettrica ci pensano i ladri che asportano i conduttori di rame con destrezza e velocità impressionante. Per qualche tempo resteranno ancora i pali di legno con gli isolatori testimoniare la passata attività della miniera; poi anche i pali spariranno forse per alimentare qualche stufa o camino.
Alcuni ex minatori andati in pensione chiedono e ottengono dalla direzione dello stabilimento la possibilità di lavorare sul posto il minerale abbattuto e non utilizzato. Le concessioni governative sono ancora valide . Così per qualche tempo ancora, in Val Toppa ritornano in funzione i molinetti a cascata mossi dall'acqua e l'estrazione dell'oro con l'amalgamazione.
La società Rumianca non ha lavorato la miniera Beolini scavata sul costone della Vallaccia a quota 700/800 metri né quella di Cropino pur avendone ottenuto le concessioni.
Nel 1960, con atto notaio Andrea Laurini tutta la proprietà che costituiva le concessioni Val Toppa e Cropino viene ceduta a Renato Fantoni, compresa la polveriera e la piazza degli inglesi.
La cronaca delle miniere Valle Toppa, si arricchisce di un episodio che compare sul libro pubblicato a memoria di Don Gabriele Losetti Mandelli.
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